Studi sui pesci d'acqua dolce delle Marche

I primi generici studi sulla fauna ittica nelle acque interne delle Marche sono opera di naturalisti vissuti a cavallo tra il 19° e 20° secolo. Marcoaldi, nel 1873, fornì un elenco di nomi dialettali di dieci specie rinvenute nel fabrianese, fra le quali annoverava la trota Fario. Successivamente il naturalista anconetano Luigi Paolucci, nel 1915, pubblicò l'elenco delle sue collezioni zoologiche, comprendenti molte specie ittiche della Regione, tra le quali annoverava 22 forme d'acqua dolce, compresa la trota. Molto più recentemente l'ittiologo Bianco (1991) ha segnalato, per le acque del fiume Esino, 22 specie delle quali però solo 6 sono quelle considerate autoctone che non sembrano aver subito gli effetti dei ripopolamenti. Sempre secondo Bianco (1995) le specie originariamente autoctone nella Regione Marche erano 18, mentre quelle stimate per il territorio regionale sono circa 31. Nel 2003 è stata finalmente colmata la lacuna conoscitiva sullo status della trota Fario, la specie d'acqua dolce di più alto valore economico e sportivo, grazie alla pubblicazione delle "Ricerche sulla biodiversità della trota Fario in Provincia di Pesaro e Urbino e nelle Marche" a cura di Vincenzo Caputo, Istituto di biologia e genetica dell'Università Politecnica delle Marche. Attualmente nelle varie province marchigiane sono in corso di svolgimento i censimenti ittiofaunistici, alcuni già pubblicati, che porteranno alla realizzazione della Carta Ittica Regionale, indispensabile strumento per la gestione e la conservazione della fauna ittica e degli ambienti acquatici. Solo nella provincia di Pesaro e Urbino, nel biennio 2005-2006, sono stati indagati con tecniche di elettropesca circa 100 siti (stazioni di campionamento) dell'intero reticolo idrografico del territorio provinciale.